Buongiorno! Oggi vi racconto un po' come ho passato il sabato, ovvero con un escursione dalla diga di Campo Moro al rifugio Marinelli con Teo e Luigi (Marta e Bagny ci hanno abbandonati..scansafatiche!).
Dopo aver preso i panini a Sondrio abbiamo raggiunto in macchina la diga e poi, zaini in spalla, abbiamo iniziato la salita. Dato che le mie capacità nello spiegare sono piuttosto scarse, copio spudoratamente una bella descrizione che ho trovato:
"Dopo aver attraversato il coronamento della diga di Campomoro si scende nel ripiano sottostante seguendo la strada di servizio. Da qui si imbocca il sentiero (indicazioni) per i rifugi Marinelli e Carate. Il ripido sentiero risale il versante tra la vegetazione e piccole paretine rocciose, fino a un ripiano dove piega decisamente a destra e imbocca la bassa Valle di Scerscen. Si prosegue guadagnando poca quota con un lunghissimo traverso da cui si gode uno splendido panorama sul vicino gruppo del Disgrazia e sulla Valmalenco. Si esce dalla vegetazione, che si fa man mano più rada e, lasciate in basso a sinistra le case dell’Alpe Musella, si affronta il tratto più ripido e faticoso della salita, detto “i Sette Sospiri”: si tratta di dossi morenici formati nel corso dell’ultima glaciazione.
Dopo un’ultima rampa, si giunge al piccolo ma accogliente rifugio Carate (2636 m, 2 ore), posto pochi metri sotto la Bocchetta delle Forbici. Si prosegue per il sentiero che, con una breve salita, porta alla bocchetta. Il panorama da questo punto mozza il fiato, spaziando su tutto il bacino dello Scerscen, con i suoi ghiacciai e le imponenti pareti del Pizzo Bernina, del Pizzo Roseg e del Monte Scerscen, nonché su tutta la bastionata di cime oltre i tremila metri che culmina con il Pizzo Sella.
Dalla Bocchetta delle Forbici si prosegue lungo il sentiero che, in leggera discesa, si addentra nella valle verso destra, lasciando in basso a sinistra il bel Laghetto delle Forbici, intorno al quale all’inizio della stagione estiva si può osservare una splendida fioritura. Giunti a un ripiano roccioso, si piega ancora a destra e, passando sotto le Cime di Musella, si arriva nei pressi della fronte del Ghiacciaio di Caspoggio: fino agli anni ‘50 del Novecento l’itinerario di accesso al rifugio Marinelli prevedeva un passaggio sopra la lingua di questo ghiacciaio, che scendeva a riempire il vallone. Superato il torrente di fusione sopra un ponticello di assi, il sentiero riprende a salire e aggira verso destra il salto roccioso su cui sorge il rifugio. Con una breve rampa si giunge infine al rifugio Marinelli- Bombardieri (2813 m, 3.30 ore).
Dal terrazzo si gode una vista eccezionale: l’ampia valle di Scerscen raccoglie i flussi glaciali provenienti da ovest (Ghiacciaio di Scerscen inferiore), da nord (Ghiacciaio di Scerscen superiore) e da est (Ghiacciaio di Caspoggio e Cime di Musella), che fino ai primi anni del Novecento si riunivano a formare un’unica enorme lingua che occupava il fondovalle e si insinuava nelle rocciose gole dello Scerscen. Dai pressi dell’asta della bandiera, al margine del terrazzo del rifugio, si può osservare la spalla glaciale del Pizzo Bernina (4051 m), il quattromila più orientale delle Alpi, sotto cui si scorgono le due costruzioni del rifugio Marco e Rosa (3609 m).
Per il ritorno a valle si segue il medesimo itinerario della salita (2 ore)."
É stata una giornata divertentissima, in particolare quando, dando da mangiare ad alcune caprette che ci si sono avvicinate, tutto di colpo le restanti che mangiavano nei pendii attorno hanno iniziato a correre in massa per raggiungerci!!! Dopo una rocambolesca fuga (fortunatamente non ci hanno inseguito per troppo tempo) le vedevamo tutte assieme a guardarci con aria triste........

